#70CATANIA - Un racconto elefantesco: parte seconda

Lì, dove una volta passava il mare adesso c'è un Liotru...

Lì, dove una volta passava il mare adesso c'è un Liotru...  Foto: CalcioCatania.com

Prosegue il racconto della storia del Calcio Catania 1946 direttamente dalle parole...del Liotru

TRA UN BARRITO E UNO SBADIGLIO
Il catanese quando mangia è senza freni. Se poi è un Elefante ad accostarsi a cotante prelibatezze non esiste mezzo in grado di placare la sua ingordigia. La visita a’ Piscaria, è stata assai soddisfacente per u Liotru: nel giro di qualche ora è riuscito a fare piazza pulita, altro che ‘quacche capuneddu’. Pieno all’inverosimile, ondeggia apparentemente senza meta. Io, che pur di non rifiutare i suoi continui inviti ho gustato qualche cozza, lo seguo a ruota in attesa di immortalare qualche altro suo ricordo rossazzurro. Il suo passo si fa ancor più pesante, respira a fatica…poi, improvvisamente, riprende a parlare: “Assittamini ‘n secunnu a Villa Varagghi ca già mi vinni a pantaciata!”. ’N secunnu, a Catania, è un tempo indefinito che può durare anche qualche ora.

E' un attimo: tiro fuori nuovamente penna e taccuino e gli chiedo di parlarmi della sua infanzia, gli anni cinquanta... “Ho quasi sempre parlato catanese – attacca u Liotru – anche se, per qualche stagione, ho studiato un po’ di romanesco. Arturo è stato il primo, ma non l’unico... Lui aveva grandi propositi, puntava in alto. Ma tra sogno e realtà si mise di mezzo il Legnano in un bollente pomeriggio fiorentino di fine luglio. L’anno dopo però, con u zu Pippu Rizzo e Piero Andreoli in groppa, si spalancarono per la prima volta le porte del paradiso. Tutta la città era impazzita di gioia, da Giarre mi portarono in trionfo fino in Piazza Duomo: l’ava viriri quantu eranu cuntenti i catanisi, ‘na Pasqua!”.

Ma quel sogno tanto agognato, conquistato dopo mille sacrifici, si tramutò in un battibaleno in un incubo mai provato. Il suo volto, pieno di entusiasmo, si incupisce appena pronuncio il nome di Ugo Scaramella: “Chi schifìu ca succiriu! – esclama con un tono di rabbia misto a tristezza – Dal tredicesimo posto in A mi rimandarono d’ufficio in B insieme alla Zebra friulana, malanova a iddi!”. Il calcio, così come la vita del resto, è fatto di quei corsi e ricorsi filosofeggiati dal napoletano Giambattista Vico, è risaputo: “In settant’anni di vita hanno provato ad eliminarmi tante di quelle volte da perder il conto – prosegue il pachiderma con spirito guerriero – io, però, nonostante le avversità, non mi sono mai abbattuto; neanche oggi ca non ma passu tantu bonu…Ma lassamu stari ca è mugghiu, prima ca mi mettu a sdilliariari!”.

Lasciamo stare il presente, così come la villetta Pacini, e con essa tutte le sue panchine stracolme di sbadigli e curtigghi, per far rotta nuovamente verso il cuore del barocco etneo. Ad ogni passo, u Liotru, per sua stessa definizione, è come ’n picciriddu: ogni scorcio della sua Catania gli rievoca un’infinità di aneddoti, ricordi di un tempo ormai andato che io posso vivere soltanto attraverso le sue parole. Percorriamo Via Lavandaie fino ad arrivare in Piazza Alcalà. Spalle al sole, osserviamo estasiati la cupola della Cattedrale che sembra venir su quasi per magia, tra gli alberi e gli Archi della Marina.

Appena siamo sotto un arco del viadotto ottocentesco u Liotru comincia a canticchiare: “Sutta l'archi da marina sciddicau na signurina, sciddicau cu l'anchi aperti e si vitti u trentasetti. Passau 'n giovanottu ca ci vitti u quarant'ottu… Conoscevi questa canzone? La cantavo sempre quannu era carusiddu. Già, carusiddu; quanti ne ho visti di carusi in rossazzurro, io. Uno di loro, alla fine del 1959, è diventato anche allenatore: si chiamava Carmelo Di Bella… A Catania, col calcio, è difficile farsi strada, ma lui c’è riuscito. Adesso ci nnè unu troppu fotti, javi vint’anni: in città parlano tutti di lui, speriamo ca u lassanu na paci! Viremu, comu finisci su cunta...Ora amuninni a Porta Uzeda, jemu a cuntrullari l’obelisco….”.

Barrito sotto la Porta Uzeda