#70CATANIA - Le pagine rossazzurre di Roberto Ricca: seconda puntata

Roberto Ricca, un calciatore con la penna...

Roberto Ricca, un calciatore con la penna...  Fonte: CalcioCatania.com

Secondo appuntamento con i racconti catanesi di Roberto Ricca, difensore rossazzurro nel biennio 1996-1998

Ciao Ale scusa se ti rispondo solo ora.
Grazie per le belle parole, sono uno stimolo a continuare a mettere per iscritto la valanga di emozioni che suscita in me il ricordo del mio periodo catanese. Ieri sera ho visto la partita del “mio” Catania contro il Matera. In verità l’ho guardata perché sapevo che i tifosi dovevano rendere omaggio al loro condottiero Ciccio Famoso. Davanti alla tivù ho rivissuto mentalmente alcuni momenti della mia esperienza catanese e ho fatto una considerazione. Credo che il Catania sarà sempre seguito anche se giocasse nelle categorie più infime dei dilettanti. Fin quando però Nino Pulvirenti sarà il proprietario, mi dispiace ma il Liotru dovrà camminare con la proboscide molto bassa


Con la mente torno ora al mio primo giorno catanese. Insieme a me per le visite mediche ci sono anche due nuovi compagni di squadra: Tonio Sarcinella e Davide Faieta. Tonio è un difensore arcigno e prestante di scuola milanista. Nella sessione invernale del calcio mercato decide di cambiare aria e va mi pare ad Andria o a Casarano. Davide invece è un trequartista di gran classe e tecnica. Con lui ho legato molto e spesso ci siamo frequentati anche fuori dal campo. Inoltre le nostre carriere si sono incrociate spesso. Ho una grandissima stima di lui e come con Tonio siamo in contatto su FB.

Prima del trasferimento nella leggendaria Acitrezza ho il tempo di ricevere anche il battesimo con la stampa etnea. La prima intervista da giocatore del Catania la rilascio al signor Carmelo Gennaro, del quotidiano La Sicilia. Durante l’intervista mi lascio scappare che sono iscritto alla facoltà di Giurisprudenza a Torino, e da quel momento, ogni volta che mi nominerà nei suoi articoli, mi chiamerà con il simpatico appellativo “l’avvocato.” Per dovere di cronaca, ho sostenuto un solo esame all’università, quindi non merito assolutamente questo titolo. Di Carmelo Gennaro ho sempre apprezzato lo stile quasi romanzesco dei suoi articoli e aspettavo con bramosia di leggere le sue pagelle il lunedì dopo le partite. L’ho sempre considerato un buon esperto di vicende calcistiche. Inoltre il suo stile mi ricordava quello di Vladimiro Caminiti, giornalista palermitano trapiantato a Torino, che negli anni settanta, ottanta e primi anni novanta descriveva sulle pagine di Tuttosport le imprese della Juventus e dei suoi campioni.

Di Carmelo Gennaro però non mi è mai piaciuto l’accanimento giornalistico che ha assunto nei confronti della società e di mister Mei, semplicemente per antipatia o forse per spirito di vendetta. Ricordo infatti un episodio particolare. Ci stavamo allenando al Cibalino. Come sempre a seguire l’allenamento ci saranno stati almeno duecento tifosi. Carmelo Gennaro si avvicina ai dirigenti presenti, presumo per farsi rilasciare un’intervista. Ad un certo punto mister Mei si volta e vede il signor Gennaro seduto a fondo campo all’interno della recinzione. «Fuoriiiii !!!!» grida paonazzo il mio grande mister. «In campo ci sto solo io e la mia squadra.!!!» Silenzio tombale: si poteva sentir volare una mosca. Carmelo Gennaro mestamente si alza, lo sguardo pieno di livore e se ne va. Da allora i suoi articoli sull’operato della società e sulle scelte tecniche del mister si fecero sempre più aspri e polemici. Probabilmente non ha mai digerito l’affronto che il mister fece alla sua “autorità” e non ha mai perdonato alla società il fatto che non solo non abbia preso posizione sull’accaduto ma anzi abbia fatto quadrato intorno al mister e alla squadra.

Fu questo uno dei motivi che indusse noi squadra a chiedere al mister e alla società di indire un silenzio stampa, delegando il solo Angelo Russo ad intrattenere i rapporti coi media. Fu una presa di posizione netta e decisa, in quanto sapevamo che mettersi contro la stampa poteva significare esporsi a critiche aspre, ma a noi interessava solo centrare l’obbiettivo che ci eravamo prefissati, disposti se necessario ad andare contro tutto e tutti. Inoltre avremmo messo alla prova chi voleva veramente il bene della squadra. Devo dire che i tifosi, eccetto pochi casi isolati (e anche lì ci sarebbe da capire il perché) furono sempre dalla nostra parte. Domando venia se mi sono soffermato sulla figura di Carmelo Gennaro, ma è un tributo doveroso ad una persona che ha lasciato un vivo ricordo della mia permanenza a Catania.

Ora con la mente torno al mio primo giorno in Sicilia.

La società ha prenotato una camera all’hotel I Malavoglia di Acitrezza e ad accompagnare me, Davide e Tonio si offre Francesco Conti, figlio del dottor Filippo, che ha più o meno la mia età. Durante il tragitto ci fa da Cicerone. Transitiamo nella zona della scogliera e il colpo d’occhio che regala il mare, i faraglioni in lontananza, gli scogli di roccia lavica è impagabile. Francesco ci spiega che lungo la zona della scogliera sono state allestite delle piattaforme in legno che permettono ai bagnanti di godersi il sole sdraiati comodamente; c’è anche chi (io tra questi) preferisce sollazzarsi sdraiato sulle rocce. «La parte sabbiosa - chiarisce Francesco - è quella della Playa, che si trova nella zona dell’aeroporto; lì ci sono stabilimenti modello Rimini». Ci sono stato una sera a ferragosto del 97 insieme a mia sorella e mio cognato. Bellissimo!!!!

Francesco è simpaticissimo ed è il primo ad insegnarmi il dialetto catanese (soprattutto gli apprezzamenti sulle belle ragazze).
Ho trascorso tantissime serate in compagnia sua e dei suoi compagni di università, nell’appartamento che la società mi ha messo a disposizione, giocando a carte e bevendo birra, avvolti dal fumo delle sigarette in un’ atmosfera che neanche le bische di Marsiglia potevano competere con noi.

Giunti aIl’hotel I Malavoglia mi viene assegnata la camera. Lasciati i bagagli in camera scendo al ristorante a mangiare. Al tavolo c’è già una persona. Porta i capelli che mi ricorda lo scienziato del film “Ritorno al futuro”. Il mio istinto infallibile mi dice che è sicuramente un membro dello staff tecnico: o il preparatore atletico o il mister in seconda. Mi presento e dalla cadenza delle sue parole capisco che è siciliano. Lui ordina pesce spada, io non l’ho mai mangiato ma decido di provarlo. Il pesce spada che mi portano assomiglia ad una bistecca. È squisito. Durante la mia permanenza in Sicilia ne avrò mangiato a quintali. Ho poi provato a mangiarlo anche in altri posti in cui sono stato, ma quello mangiato sull’isola ha tutto un altro sapore. Durante il pranzo mi rivolgo al “siciliano” dandogli sempre del lei. Ad un certo punto mi fa: «Ma quando saremo in partita e vuoi che ti passi la palla mi darai del lei anche lì ?» Panico più totale. Penso che il mio viso sia diventato di tutti i colori come le luci psichedeliche. Come al solito il mio istinto infallibile mi aveva tradito. Non ricordo più che cosa ho farfugliato per togliermi dall’imbarazzo.

Comunque il lui in questione è il mio capitano: Pasquale Marino. Giocatore dotato di grandissima tecnica, Pasquale ha la capacità di leggere il gioco in anticipo. È un uomo spogliatoio ed ha una carica di simpatia esplosiva. Potrei parlare per ore del rapporto che mi ha legato a lui.

Abbiamo abitato nello stesso residence di proprietà della famiglia Massimino ad Acitrezza. Io al piano terra, lui con la famiglia al primo piano. Ricorderò per sempre la moglie Katia, la primogenita Martina che all’epoca frequentava la prima elementare ad Acicastello e la piccola Giorgia che era nata da pochi mesi. Al mercoledì mattina accompagnavamo insieme Martina a scuola, poi facevamo colazione in un bar sulla scogliera e andavamo a fare l’allenamento. Di ritorno altra tappa a recuperare Martina, poi sosta in una panetteria di Acicastello, pranzo e ripartenza per l’allenamento del pomeriggio.

Ho trascorso insieme alla sua famiglia e a quella di Nino Di Dio la vigilia di Natale e il pranzo del 25, inframmezzati dall’allenamento che mister Mei ci fece fare a Natale. Ma la più bella che Pasquale mi ha combinato è questa: durante il periodo natalizio un giorno mi dice: «Ce l’hai un vestito elegante e una cravatta ?» Lo guardo e gli rispondo: «Certo, ma preferisco vestirmi in maniera sportiva». «Bè, guarda che una sera te lo devi mettere, perché siamo stati invitati a una serata di gala. Inoltre tu che sei scapolo, troverai un mucchio di belle ragazze». Tutto esaltato la sera predetta mi appresto alla “vestizione” immaginando le ragazze di cui mi aveva parlato Pasquale. Ad un certo punto suonano al campanello. Esco e trovo il capitano tutto agghindato che tiene Martina per mano. «Ha voluto venire anche lei» - mi fa - «accussì le ragazze saranno tutte per te». Prendiamo la macchina e mi dice di andare verso il lungomare di Acitrezza. Ci fermiamo davanti ad un ristorante, entriamo e cosa trovo?

La cena di classe della scuola di Martina. Trattenendo a stento le risate, Pasquale mi dice che le maestre gli avevano chiesto di presenziare alla cena e se possibile portare qualche giocatore del Catania. Così lui aveva pensato a me. Bè avete presente una cena con i bambini? Fanno molto più casino loro che gli ultras allo stadio. Comunque fu una serata piacevolissima e divertente, in cui mi cimentai anche nei panni di aiutante delle maestre durante la lotteria. Ora Pasquale è un allenatore di prima grandezza. Da mister ha portato i rossazzurri in serie A e ha allenato in grandi piazze della massima divisione. Talvolta viene a Novara con le sue squadre. Ci sentiamo e lo vado a trovare in albergo. Ricordiamo sempre quel periodo.

CONTINUA...

ROBERTO RICCA
Nato a Novara il 24 gennaio 1973
Difensore rossazzurro nelle stagioni 1996-97 e 1997-98 in Serie C2, per un totale di 62 presenze e 4 reti.