25 Aprile 1999: Catania-Messina 1-0

L'esultanza liberatoria di Roberto Manca dopo il gol al Messina

L'esultanza liberatoria di Roberto Manca dopo il gol al Messina  Foto: CalcioCatania.com

Diciotto anni fa il Catania di Cucchi firmava una delle pagine di storia rossazzurra più amate. All'interno le immagini della gara

Si può essere EROI anche in C
Per il Popolo Rossazzurro, il 25 aprile, da ormai diciotto anni, rappresenta il giorno della rivalsa, della rinascita, della liberazione dall’incubo materializzatosi il 31 luglio 1993. Dal declassamento in Eccellenza alla polvere dei dilettanti; dalle ingiustizie patite per mano del ‘Palazzo’ alla dolorosa perdita del Presidentissimo Angelo Massimino avvenuta il 4 marzo 1996; dall’amaro spareggio di Avellino contro la Turris alle quattro stagioni di fila in C2: cinque anni di sofferenza per ritornare lì, in quella terza serie, sottratta con fin troppa leggerezza al Cavaliere e a tutta la città di Catania. Una promozione sofferta sancita da una delle partite più significative dell’intera storia dell’Elefante: Catania vs Messina, prima contro seconda, Passiatore contro Torino, Marziano contro Scaringella, Monaco contro Bertoni, Bifera contro Manitta. E ancora: Brutto contro Del Nevo, Furlanetto contro Corino, Tarantino contro Milana. Alla fine, però, a spiccare il volo fu un attaccante sardo servito splendidamente dal miglior cross mancino mai fatto da un terzino destro romano. I loro nomi? È inutile scriverli, perché sono scolpiti nel cuore e nella mente di chi era presente quel giorno nella fornace del Cibali. Vinse il Catania di Piero Cucchi, all'ennesima promozione da allenatore. I suoi calciatori, che sgomitavano nella vecchia Serie C2, divennero eroi tra sudore e sangue, con umiltà ed attaccamento alla maglia, con volontà e spirito di sacrificio, tutte qualità che permettono di annullare i limiti tecnici ‘imposti’ dalla categoria. Un po’ quello che manca al Catania di oggi. E non è poco.

Il perentorio colpo di testa di Roberto Manca 



La liberazione rossazzurra
Catania, 25 aprile 1999. Non è ancora estate ma lo stadio “Cibali” bolle già come una pentola che invoca la ‘calata’ della pasta. Catania e Messina si sono date appuntamento lì, a quattro giornate dalla fine del campionato di Serie C2, per decidere la contesa su chi debba oltrepassare il valico che vale la C1. È la quarta volta che i rossazzurri dell’Etna e i giallorossi peloritani s’incontrano in quella stagione. Nelle precedenti tre occasioni (due delle quali in Coppa Italia) è finita sempre allo stesso modo: 0-0, tanto equilibrio, tanta tensione e poche emozioni. Per oltre novanta minuti i ventimila e più che assiepano le tribune dell’impianto catanese, giocatori in campo ed addetti ai lavori, hanno l’impressione che quel copione, fatto di equilibrio esasperato e nervi tesissimi, sia ormai vicino alla finalizzazione del quarto atto. Tutti d’accordo, tranne due. Sul versante destro della metà campo messinese, sinistro per chi attacca, c’è un difensore romano che non usa il mancino manco per scendere dal letto. D’incanto, quel rossazzurro dal numero 2, si ricorda del dono fattogli da Madre Natura e decide di concedere un attimo di gloria anche all’altro piede. Veronica ubriacante all’altezza della bandierina del calcio d’angolo, avversario ammattito, palla al bacio nel cuore della difesa peloritana. Sembra Mauro Tassotti contro lo Steaua Bucarest, nella finale di Coppa dei Campioni di Barcellona 1989. A raccogliere l’allettante invito non c’è il Cigno di Utrecht, così come quel giorno al Camp Nou. Da Oristano, con la maglia numero 18, arriva di gran carriera un ventisettenne che nonostante l’età ha già qualche evidente capello bianco. Prepotente colpo di testa, portiere battuto e corsa sfrenata sotto la Sud a fare l’amore con un’intera Città in delirio. A cinque giornate dalla fine l’Elefante dell’Etna tiene a distanza di cinque punti il Pesce Spada dello Stretto. È la vittoria che sancisce ufficiosamente il ritorno del Catania in C1 tra il giubilo di una città impazzita e 'bagnata' come non mai da lacrime di gioia.



CATANIA-FC MESSINA PELORO 1-0

CATANIA: Bifera, Cicchetti, Di Dio, Calà Campana, Monaco, Furlanetto, Brutto, Marziano (80’ Di Cunzolo), Passiatore (85’ Manca), Tarantino, Lugnan (67’ Margheriti). All.: Cucchi

MESSINA: Manitta, Corino, Accursi, Milana, Bertoni, Marra, G.Rossi (81’ Barbera), Del Nevo, Torino, Catalano (75’ Romano), Scaringella. All.: Cuoghi (in panchina Di Maria)

ARBITRO: Verrucci di Fermo

RETE: Manca al 92’